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Sonno e apnee notturne: come fare?


Dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che una persona su sette lamenta una qualità del sonno non soddisfacente. Il sonno disturbato può essere causato da diversi fattori, come per esempio essere sovrappeso, anomalie della mandibola e del mento, presenza di una lingua grossa o di tonsille ingrossate. Queste caratteristiche influiscono sulla respirazione durante il sonno, causando la sindrome delle apnee notturne. Ne parla il dottor Alberto Braghiroli, pneumologo in Humanitas Mater Domini, specializzato in disturbi del sonno riconosciuto dalla European Sleep Research Society, un articolo di Humanitas Salute che pubblichiamo.

Una persona su sette lamenta una qualità del sonno non soddisfacente

Apnee ostruttive del sonno: quali sono i sintomi?

I sintomi principali della sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS, Obstructive Sleep Apnoea Syndrome) sono:

  • russamento
  • pause respiratorie notturne
  •  necessità di urinare frequentemente durante la notte (nicturia)
  • mal di testa al risveglio
  • calo del desiderio sessuale
  • disfunzione erettile
  •  difficoltà di concentrazione
  • sonno non riposante
  • sonnolenza diurna.

Le persone di sesso femminile sembrano essere meno colpite da questo disturbo respiratorio fino alla menopausa, ma hanno maggiori probabilità di soffrire di insonnia, un altro disturbo del sonno molto diffuso e invalidante.

Apnea notturna: quali esami per la diagnosi?

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno può essere causata da momenti in cui il flusso d’aria nelle vie respiratorie superiori, come la faringe e la laringe, viene completamente o parzialmente bloccato. In entrambe le situazioni si verifica una significativa riduzione dell’ossigenazione del sangue accompagnata da frequenti interruzioni del sonno.

La diagnosi dei disturbi del sonno richiede l’utilizzo della polisonnografia, un esame strumentale che permette di registrare il sonno notturno monitorando diversi parametri come la respirazione, l’ossigenazione del sangue, il battito cardiaco e la posizione del corpo.

I risultati della registrazione vengono poi interpretati da un medico specializzato in disturbi del sonno, che sarà in grado di individuare la terapia più adatta per il paziente sulla base dei sintomi e dei segni rilevati. È importante che il trattamento sia personalizzato e mirato alle specifiche esigenze del paziente.

 

Come curare le apnee notturne?

Dopo la diagnosi da parte di uno specialista, sarà necessario seguire un percorso terapeutico personalizzato in base alla condizione clinica della persona. Il trattamento preferenziale consiste nell’utilizzo di apparecchi a pressione positiva continua (CPAP) che mantengono le vie aeree aperte attraverso l’invio di aria forzata.

Questi apparecchi sono simili a quelli utilizzati per l’aerosol e prelevano l’aria dalla stanza per poi immetterla nelle vie respiratorie tramite una mascherina. Inoltre, può essere utile:

  •  perdere peso;
  •  adottare una terapia posizionale se i disturbi si presentano solo in posizione supina;
  • ricorrere all’intervento chirurgico otorinolaringoiatrico;
  • utilizzare speciali bite chiamati “dispositivi di avanzamento mandibolare” per creare più spazio nelle vie aeree.

Indipendentemente dalla gravità del disturbo, sarà indispensabile sottoporsi a una visita specialistica per adottare trattamenti personalizzati e mirati.

Apnee notturne, quali sono i rischi?

Se il disturbo non viene riconosciuto e curato adeguatamente, possono aversi gravi conseguenze cardiovascolari, poiché la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca tendono ad aumentare gradualmente. Durante la notte, ad esempio, non si verifica il normale calo della pressione arteriosa. Inoltre, la presenza di apnee notturne aumenta il rischio di sviluppare disturbi neurologici acuti, come l’ictus, che spesso si verificano durante la notte o al mattino presto.

Le apnee notturne possono avere gravi conseguenze sul sistema nervoso, influenzando la memoria e l’attenzione, aumentando gli errori durante il giorno, la distrazione alla guida e la probabilità di sviluppare deficit cognitivi significativi, come la demenza.